Dettaglio di Gerda Taro fotografa in una simil scena di battaglia, immagine iconica che testimonia il coraggio della prima fotografa di guerra caduta sul campo.

Le fotografie sono documenti eccezionali, registrano in modo permanente un momento, un attimo.

Gli attimi più importanti della storia sono immortalati da moltissimi fotografi illustri. Tra i tanti nomi maschili emergono molte donne che dell’arte fotografia hanno fatto la loro essenza.

Qui ne conosceremo una: Gerda Taro.

Dall’esilio alla fotografia: breve biografia di Gerda Taro

Gerta Pohorylle nacque a Stoccarda nel 1910, in una famiglia ebrea di origini galiziane. La sua giovinezza fu segnata precocemente dalla violenza politica del Novecento: con l’ascesa del nazismo venne arrestata per aver distribuito materiale di propaganda contro il regime nazionalsocialista. Poco dopo, la repressione costrinse l’intera famiglia alla fuga: Gerta si rifugiò a Parigi, mentre i genitori raggiunsero la Palestina e i fratelli l’Inghilterra.

Nella capitale francese la giovane esule scoprì la fotografia, avvicinandosi al fotoreporter ungherese Endre Friedmann. Divenne sua assistente e compagna di lavoro, dando vita a un sodalizio professionale e umano destinato a lasciare un segno profondo nella storia del fotogiornalismo. Nel 1936 le autorità francesi la riconobbero ufficialmente come fotoreporter: un traguardo significativo per una donna in un ambiente ancora dominato dagli uomini.

Gerda Taro e la Guerra Civile spagnola insieme a Robert Capa

Durante gli anni parigini, Gerta ed Endre elaborarono una strategia che avrebbe cambiato le loro vite: crearono lo pseudonimo di Robert Capa, un nome più “americano” e più spendibile sul mercato internazionale. Sarebbe diventato il nome con cui Friedmann avrebbe raggiunto la fama mondiale. Anche Gerta scelse un nuovo nome professionale: Gerda Taro, ispirato all’artista giapponese Taro Okamoto e all’attrice Greta Garbo.

Con lo scoppio della Guerra Civile spagnola nel 1936, la coppia si trasferì a Barcellona. Qui Gerda, conosciuta come la pequeña rubia, documentò il conflitto con uno sguardo diretto e partecipe, firmando i suoi scatti insieme a Capa sotto l’etichetta Capa & Taro. Le fotografie realizzate a Valencia e Madrid raccontano la guerra dal punto di vista di chi la viveva ogni giorno: soldati, civili, città ferite, resistenza. La macchina fotografica divenne per Gerda uno strumento di lotta politica e di testimonianza.

Ritratto in bianco e nero di Gerda Taro fotografa pioniera del fotogiornalismo di guerra, mentre impugna la sua macchina fotografica Leica.
La celebre coppia di fotogiornalisti Robert Capa e Gerda Taro la prima fotoreporter di guerra.

Una vita nella Storia: la morte di Gerda Taro sul fronte di Brunete

Nel luglio del 1937, al ritorno dal fronte di Brunete, Gerda Taro rimase vittima di un tragico incidente. Durante un attacco aereo tedesco, un carro armato travolse il mezzo su cui viaggiava, carico di feriti. Le ferite furono gravissime: Gerda rimase a lungo cosciente, dimostrando una lucidità e un coraggio che impressionarono chi le stava accanto. I medici delle Brigate Internazionali tentarono un intervento disperato, ma le lesioni erano irreversibili. Morì il giorno seguente, a soli 26 anni, dopo aver pensato fino all’ultimo alle sue macchine fotografiche.

Gerda Taro fu la prima donna fotoreporter a cadere su un campo di battaglia. Il suo corpo venne riportato a Parigi, dove fu accolta come un’eroina della causa repubblicana. Donna militante, resistente, rivoluzionaria, Gerda Taro appartiene tanto alla storia della fotografia quanto alla Storia del Novecento. Robert Capa non superò mai la sua perdita e continuò a seguire la stessa strada, morendo nel 1954 in Indocina mentre documentava un altro conflitto. Le loro vite restano un simbolo potente del legame tra testimonianza, impegno e memoria.