Tra i cimeli esposti nella sezione Aeronautica del Museo 1914-1945 è possibile ammirare il guidoncino della famiglia Riva Barbaran Capra appartenuto al Capitano Antonio Riva. Proprio il guidoncino rosso (senza lo stemma nobiliare) dipinto sul suo Hanriot Hd 606 sarebbe stato adottato come stemma della 78° Squadriglia, capitanata proprio dall’aviatore italiano Antonio Riva. 

Antonio Riva: l’asso dell’aviazione nei cieli italiani

Figlio di Achille Riva di Gorgonzola (MI) e di Teresa Barbaran Capria di Nanto, trascorre l’infanzia prima in Cina e poi a Firenze dove la famiglia si trasferisce nel 1911. 

Nel 1914 Antonio Riva si arruola volontario come allievo ufficiale di complemento e fu inquadrato nel 84° Reggimento fanteria- Brigata Venezia. 

Al termine del corso riceve gradi da sottotenente e con l’Italia in guerra, viene inviato al fronte con le mostrine del 70 ° reggimento- Brigata Ancona.

Durante la IV battaglia dell’Isonzo il soldato Antonio rimane ferito alla spalla riportando lesioni di una certa gravità. Dopo la convalescenza, è assegnato al 201° reggimento – Brigata Sesia- e nel 1916 subisce una seconda ferita in combattimento sul Monte Maggio e costretto ad un nuovo ricovero. 

Antonio Riva da soldato a Pilota

La storia del Riva pilota italiano ed Asso dell’aviazione inizia qui: Antonio consegue il brevetto di volo a san Giusto l’11 aprile 1917 per essere destinato alla 29° squadriglia di Cavazzo Carnico. Transitato successivamente alla 71° squadriglia, Riva riceve poi il comando della 78° squadriglia con il grado di capitano

Alla fine della guerra Antonio Riva come aviatore può annoverare 337 combattimenti aerei riportando 70 vittorie e 18 mesi effettivi di servizio al fronte. Il suo nome figura, fra i piloti definiti Assi, nella lista emessa dal Comando Superiore d’Aeronautica che elenca i piloti da caccia italiani della Prima Guerra Mondiale – una quarantina circa- con cinque o più aerei nemici abbattuti. 

Il 5 maggio 1918 Antonio Riva riceve la Medaglia d’Argento al Valor Militare

Al termine del conflitto, Antonio riceve la decorazione di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia – riconoscimento conferito solo eccezionalmente ad un ufficiale di complemento.

Il pioniere dell’aviazione e l’avventura asiatica

Dopo la Grande Guerra nel 1919 Antonio Riva si reca in estremo Oriente e, incaricato dal Governo italiano, coordina i supporti logistici per il Raid Roma-Tokyo. In particolare, organizza e cura i rapporti logistici indispensabili per il successo del raid, che assume per Antonio particolare significato perché a fianco di Arturo Ferrarin – autore dell’impresa- c’era Guido Masiero, un suo subordinato nella 78 squadriglia. 

Esaurito l’impegno connesso con il raid, Antonio Riva rientra in Italia e, dopo essersi congedato, decide di tornare in Cina per curare gli affari di famiglia. Nel 1934 gli viene conferito l’incarico di Segretario Generale della Missione Aeronautica italiana in Cina con il compito di addestrare i piloti cinesi. In questo periodo è anche corrispondente del giornale La Stampa, riportando tutto quanto avviene in estremo oriente. 

Il 7 marzo 1936 Antonio Riva sposa con l’americana Catherine Lum figlia della famosa artista di incisioni su legno Bertha Boynton Bull. Dal matrimonio nacquero i figli Marino, Maria, Montano e Marco. 

Nel 1949 viene proclamata la Repubblica Popolare Cinese. Chi collaborava con il governo nazionalista era in una situazione precaria, nonostante ciò, Antonio Riva rimane in Cina.

Caso Antonio Riva: una bufala montata ad hoc

Nel 1949 viene proclamata la Repubblica Popolare Cinese. Chi collaborava con il governo nazionalista era in una situazione precaria, nonostante ciò, Antonio Riva rimane in Cina.

Ma questa decisione gli è stata fatale. Nel 1950 degli agenti della polizia cinese si presentano in casa Riva dopo una perquisizione arrestano Antonio Riva portando via una canna di un mortaio senza basamento che era usata dalla famiglia Riva come oggetto d’arredo.  

Trattenuto in prigione per quasi un anno, Antonio Riva viene processato il 2 agosto 1951 – senza la presenza di avvocati o alcun tipo di difesa. Antonio Riva è condannato il 17 agosto alla fucilazione, eseguita all’istante, per aver attentato alla vita di Mao Zedong sotto direzione dell’ufficio servizi strategici degli Stati Uniti e del loro addetto militare colonnello Barrett. 

Secondo l’accusa, intento era quello di piazzare il mortaio nel pieno centro di piazza Tienanmen, durante le celebrazioni del primo anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese, davanti a un milione di persone a 500 metri dal palco dove c’era Mao Zedong.  

La cospirazione in realtà altro non era se non una montatura creata ad arte per distrarre l’opinione pubblica cinese durante le difficili fasi della politica interna ed estera di quegli anni.