
Sul cappello che noi portiamo: il cappello più celebre dell’esercito italiano
Sul cappello, sul cappello che noi portiamo,
C’è una lunga, c’è una lunga penna nera,
Che a noi serve, che a noi serve da bandiera,
Su pei monti, su pei monti a guerreggiar, oilalà.
L’incipit di una delle più famose canzoni che para degli Alpini – da cantare rigorosamente in coro- è conosciuta anche con il nome di La penna nera o La penna sul cappello. Già da queste prime parole si mette in evidenza una caratteristica molto identificativa del corpo degli Alpini: il loro cappello.
Chi sono gli Alpini italiani?
Alpino, il vocabolario Treccani lo definisce come: “soldato appartenente al corpo di fanteria speciale degli alpini, destinati a operare di preferenza in regioni montuose”.
Gli Alpini vengono costituiti nel 1872 e sono truppe altamente specializzate destinate ad operare principalmente in territori montani. In particolare, il loro compito in origine era proteggere i confini montani settentrionali dell’Italia con Francia, Impero austro-ungarico e Svizzera.
Si sono distinti durante la Prima guerra mondiale, quando furono impiegati nei combattimenti al confine nord-est con l’Austria-Ungheria, dove per tre anni dovettero confrontarsi con le truppe regolari e da montagna austriache e tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale, gli alpini combatterono nell’ambito delle forze dell’Asse principalmente nei Balcani e sul fronte orientale, dove presero parte alla prima battaglia difensiva del Don e successivamente alla ritirata dell’inverno 1942-1943. A diversi reggimenti degli Alpini coinvolti nella campagna italiana di Russia fu attribuita la medaglia d’oro al valor militare.
Storia del Cappello degli alpini
Uno dei tratti distintivi degli alpini è sicuramente il loro cappello: cupola tonda, tesa anteriore abbassata e posteriore rialzata, con un’origine molto particolare. Sembra, infatti, che il primo cappello da alpino fosse un modello definito “alla calabrese” o “all’Ernani” dal nome della tragedia di Giuseppe Vedi “Ernani”. Il protagonista era un giovane pastore ribelle che si era opposto alla tirannia dei dominatori spagnoli indossando proprio un cappello tondo con una piuma. In seguito, questo tratto distintivo divenne simbolo del sentimento di nazionalismo italiano. Nel 1848 questo copricapo piumato viene vietato dall’Impero Austro-Ungarico in quanto troppo “libertario”.
Ma il cappello degli alpini non ha sempre avuto il colore verde: in origine era un cappello in feltro nero a tesa larga, scelto per proteggere dal sole e dalla pioggia in ambiente alpino. Durante la Prima guerra mondiale il modello di cappello degli alpini fu adattato alle esigenze del fronte, affiancato talvolta dall’elmetto.


La penna sul cappello degli alpini
Come detto in precedenza il cappello degli alpini è piumato: sembra infatti che la scelta di utilizzo di tali ornamenti in campo militare potesse far apparire i soldati più altri ed imponenti. Le piume rendevano, inoltre, le uniformi più appariscenti.
La penna dei cappelli degli alpini ha un significato ben preciso; infatti, attraverso il colore della penna si può capire il grado di chi ho difronte. In particolare, abbiamo la penna nera di corvo per soldati e sottoufficiali, marrone di aquila per gli ufficiali inferiore e bianca d’oca per gli ufficiali superiori. La penna del cappello degli alpini viene infilata in una nappina di lana, il cui colore caratterizza il battaglione all’interno del reggimento.
Oltre alla celebre penna, al cappello alpino viene aggiunto il fregio con l’aquila e il numero del reggimento. Oggi mantiene la forma tradizionale, diventando non solo parte dell’uniforme ma anche forte simbolo di identità e appartenenza.