Le origini: dall’Armata Sarda alla costituzione del Regio Esercito

Il regio esercito italiano nacque dal nucleo fondamentale dell’Armata Sarda.

Dopo la Restaurazione del 1815, l’armata del Regno di Sardegna venne progressivamente riorganizzato e modernizzato. La sua esperienza maturò nelle guerre d’indipendenza, partecipando alle campagne del 1848-49 e del 1859 contro l’Impero austriaco. La partecipazione alla guerra di Crimea del 1855-1856 contribuì inoltre a rafforzarne il prestigio internazionale.

Bersaglieri del Regio Esercito Italiano in carica nell'episodio storico della Breccia di Porta Pia.
Dipinto storico della battaglia di San Martino con le truppe del Regio Esercito in combattimento.

Con la seconda guerra d’indipendenza del 1859 e le annessioni del 1860, l’esercito piemontese incorporò progressivamente uomini e reparti provenienti da altri Stati italiani.

La proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861 portò alla trasformazione dell’Armata Sarda nel Regio Esercito Italiano. La nascita del nuovo esercito regio rappresentò tuttavia un’impresa molto complessa, perché occorreva fondere tradizioni, regolamenti e sistemi militari profondamente diversi.

Nelle forze armate di terra del nuovo Regno d’Italia confluirono soldati piemontesi, lombardi, emiliani, toscani, napoletani e provenienti dai nuovi stati annessi, che parlavano dialetti diversi e avevano vissuto secondo leggi e tradizioni profondamente differenti. Il problema non era soltanto organizzativo: bisognava creare anche un senso di appartenenza a una nuova nazione ancora giovane e divisa per lingua, tradizioni e condizioni sociali. A ciò si aggiunsero le difficoltà economiche, la necessità di uniformare armamenti e addestramento e l’organizzazione della coscrizione obbligatoria, estesa progressivamente a tutto il territorio nazionale.

Tra il 1861 e il 1870 il Regio Esercito fu inoltre impegnato in una difficile campagna contro il brigantaggio nell’Italia meridionale. Nel 1866 la milizia regia partecipò alla terza guerra d’indipendenza, durante la quale emersero ancora problemi di coordinamento e di comando. Con la presa di Roma del 1870, l’esercito reale contribuì infine al completamento dell’unificazione territoriale italiana.

Esercito del Regno d’Italia: riforme e modernizzazione

Il Regio Esercito negli ultimi decenni dell’Ottocento fu interessato da diverse riforme militari, volte a migliorare l’organizzazione, l’addestramento e la mobilitazione dell’esercito.

La diffusione della leva obbligatoria permise di disporre di una grande riserva di uomini, indispensabile per trasformare rapidamente l’armata del Regno in una forza di massa in caso di conflitti. Parallelamente si svilupparono l’artiglieria moderna, le armi a retrocarica e, successivamente, le armi automatiche, mentre i nuovi fucili a ripetizione aumentarono sensibilmente la potenza di fuoco della fanteria.

Dettaglio del colletto con mostrine e stellette storiche della divisa del Regio Esercito.

Anche il genio militare e le infrastrutture furono progressivamente potenziati, mentre le nuove tecnologie iniziavano a modificare il modo di combattere e di comunicare.

Un ruolo particolare era svolto dalle truppe alpine, nate ufficialmente nel 1872 per difendere i confini montani e progressivamente trasformatesi in reparti altamente specializzati nella guerra in alta quota.

Pianta dimostrativa storica della guerra italo-turca condotta dal Regio Esercito Italiano.

L’espansione coloniale italiana e la guerra italo-turca

Il Regio Esercito venne impegnato nella nuova politica coloniale avviata dall’Italia in Eritrea e successivamente in Somalia, dove sperimentò forme di guerra molto diverse da quelle europee. Nel 1911 l’Italia entrò in guerra contro l’Impero ottomano per conquistare la Tripolitania e la Cirenaica, territori dell’attuale Libia.

La guerra italo-turca del 1911-1912 vide l’impiego di un esercito ormai più moderno e numeroso, dotato di artiglieria e armamenti più avanzati. Il conflitto rappresentò anche una dei primi scontri in cui vennero impiegati in ambito militare aeroplani e dirigibili. La guerra si concluse con la vittoria italiana e con il Trattato di Losanna del 1912, che sancì il passaggio della Libia sotto il controllo italiano.

Il conflitto rappresentò una tappa importante nell’evoluzione del Regio Esercito, ma mise anche in evidenza problemi organizzativi e logistici che sarebbero riemersi, su scala enormemente maggiore, nella Prima guerra mondiale.

Il Regio Esercito nella Prima guerra mondiale

Con l’ingresso dell’Italia nella guerra, il 24 maggio 1915, il Regio Esercito mobilitò milioni di uomini, trasformandosi in breve tempo da esercito permanente a enorme esercito di massa.

Il principale teatro delle operazioni fu il fronte dell’Isonzo, dove tra il 1915 e il 1917 furono combattute numerose offensive italiane contro le forze austro-ungariche.

La guerra impose una profonda trasformazione delle Regie Forze Armate: aumentarono enormemente l’artiglieria, le mitragliatrici, le munizioni e i servizi logistici, mentre la fanteria dovette adattarsi alla guerra di trincea.

Anche le truppe alpine furono impiegate in condizioni estreme, combattendo sulle montagne dell’Adamello, dell’Ortles, della Marmolada e delle Dolomiti. Il conflitto sulle Alpi richiese nuove tecniche di combattimento, l’impiego di specialisti, infrastrutture, teleferiche e sistemi di rifornimento adatti all’ambiente montano.

Spallina storica dell'Arma Carabinieri nel Regno d'Italia con fiamma dorata e sigla RRCC.

Nel 1916 l’esercito regio italiano dovette affrontare la Strafexpedition austro-ungarica, riuscendo infine a fermare l’offensiva.

Nel 1917, dopo la dodicesima battaglia dell’Isonzo, la disfatta di Caporetto provocò una profonda crisi dell’intero sistema militare italiano. L’esercito dovette abbandonare vaste porzioni di territorio e organizzare una difficile ritirata verso il Piave, durante la quale emersero gravi problemi di comando, disciplina e coordinamento.

La crisi portò però anche a una nuova radicale riorganizzazione: furono migliorati l’addestramento, i servizi logistici e il rapporto tra comando e truppe, mentre aumentò l’impiego di reparti d’assalto e di nuove specialità. Il generale Armando Diaz, succeduto a Luigi Cadorna, adottò una gestione più attenta alle condizioni materiali e morali dei soldati.

Da Caporetto a Vittorio Veneto

Nel 1918 il Regio Esercito, ormai profondamente diverso da quello del 1915, seppe resistere alla battaglia del Solstizio e passare successivamente alla controffensiva.

La battaglia di Vittorio Veneto, iniziata nell’ottobre 1918, portò al crollo dell’esercito austro-ungarico e alla conclusione vittoriosa della guerra per l’Italia.

Il conflitto aveva trasformato definitivamente il Regio Esercito in un moderno esercito di massa, caratterizzato dall’impiego combinato di fanteria, artiglieria, mitragliatrici, aviazione, mezzi corazzati e servizi logistici su scala mai sperimentata prima.