Spesso, quando pensiamo agli animali impiegati in ambito militare, ci vengono in mente le simpatiche mascotte che vediamo alla televisione durante la parata del 2 giugno. Ma c’è molto di più dietro questi fedeli compagni a quattro zampe.

Già da tempi immemori gli animali, e in particolare i cani, venivano impiegati nelle guerre. Cani da offesa o da guardia erano arruolati fin dai tempi dei Romani, fino ad arrivare al loro impiego durante le due guerre mondiali. Ma vediamoli più da vicino.

Cani pionieri del servizio militare

Durante la Grande Guerra numerosi cani vennero arruolati tra le fila dei diversi eserciti. Sicuramente il ruolo a cui si pensa più facilmente è quello storico, ossia il cane da offesa, ma i compiti affidati loro furono moltissimi e diversissimi. Essi infatti servirono come sentinelle, vegliando sui soldati e avvisandoli di eventuali assalti improvvisi. Oppure come staffette, addestrate a percorrere lunghe distanze senza paura dei rumori della battaglia, portando messaggi importantissimi tra un reggimento e l’altro.

In guerra vennero impiegati anche come unità da tiro e da trasporto, soprattutto per raggiungere i posti più impervi, magari in alta quota, dove i muli non riuscivano ad arrivare, trasportando rifornimenti, armi e munizioni. Molti furono addestrati, soprattutto quelli di taglia più piccola, alla caccia dei topi che infestavano le trincee durante la guerra. Rimane poi certamente la mansione della mascotte: il cagnolino portafortuna che, più che fortuna, portava conforto e leggerezza tra le file dei soldati impegnati nella guerra.

Il cani sanitari in guerra: molto di più che un compagno a quattrozampe

Sicuramente l’impiego più particolare fu quello sanitario. Non era una possibilità concessa a tutti i cani, poiché era necessario un addestramento specifico. Ad esempio, i cani sanitari tedeschi dovevano saper:

  • far riprendere un soldato svenuto;
  • seguire le tracce dei soldati dispersi in guerra;
  • superare un esame fisico rigoroso;
  • guidare i soldati in guerra verso le tende ospedale;
  • precipitarsi durante la guerra, nei casi estremi, alla tenda ospedale;
  • ignorare il frastuono e il tumulto della battaglia;
  • imparare a chiedere aiuto se il soldato non riusciva ad aiutarsi da solo;
  • distinguere tra stanchezza e ferite gravi da guerra.
cani sanitari in guerra

Va detto che l’Italia, con il capitano Ernesto Ciotola, fu uno dei primi Paesi a sperimentare l’impiego dei cani per scopi militari.

Grazie al loro prezioso contributo, i cani riuscirono a salvare numerose vite durante la Grande Guerra. Ma anche dopo la fine del conflitto non smisero di essere impiegati a fianco dei soldati. Sappiamo infatti che moltissimi militari rientrarono dalla guerra con gravissime mutilazioni, tanto da rimanere invalidi per tutta la vita.

In guerra un grande sostegno per i più deboli

Particolarmente significativa è la storia del soldato tedesco Paul Feyen, cieco di guerra, al quale venne affidato un cane guida. Egli fu il primo uomo a ricevere, dall’Associazione tedesca per i cani sanitari — nata alla fine dell’Ottocento — un cane specificamente addestrato come guida per non vedenti. Era il 1916 durante la prima guerra mondiale.

In seguito, la pratica si diffuse enormemente in Germania, dapprima tra i numerosissimi invalidi di guerra e poi anche tra i civili, fino a essere imitata in tutto il mondo occidentale.

Il cane guida può distinguere tra destra e sinistra, indicare pulsanti, ingressi, panchine, cassette postali e semafori. Può comprendere fino a trenta segnali acustici e, in caso di pericolo, rifiuta di obbedire, guidando il non vedente lontano dal rischio. Così una persona cieca può ottenere maggiore indipendenza.

I cani e la Seconda guerra mondiale

Anche durante il secondo conflitto mondiale molti cani furono impiegati sui vari fronti. La loro presenza era talmente diffusa che addirittura un cane divenne ufficialmente prigioniero di guerra: è il caso di Judy.

foto di paul feyen con il suo cane in guerra
cane Judy indossa la dickin metal

Il cane Judy: la prima prigioniera di guerra

Judy era una pointer bianca e marrone, mascotte della Royal Navy britannica sul fronte dell’Estremo Oriente durante la Seconda guerra mondiale. Il suo compito non era solo quello di portare fortuna, ma anche di occuparsi della lotta ai ratti, della sorveglianza e della compagnia ai soldati.

Dal 1936 fu a bordo della cannoniera fluviale Grant e, secondo le testimonianze, sventò numerosi attacchi notturni da parte dei pirati. Durante la guerra il suo udito si rivelò molto utile nell’avvisare dell’avvicinamento di aerei giapponesi.

Nel 1942 Judy passò alla cannoniera Grasshopper, che venne bombardata e colò a picco, costringendo i naufraghi a rifugiarsi su un’isola del Mar Cinese Meridionale. Purtroppo, per i sopravvissuti, l’isola sembrava sprovvista di acqua potabile, ma ancora una volta Judy dimostrò la propria importanza rintracciando una fonte d’acqua pulita, determinando così la salvezza di moltissimi uomini.

All’arrivo delle forze nipponiche sull’isola, i sopravvissuti — tra cui Judy — vennero catturati e portati al campo di Medan, nel nord di Sumatra.

Durante la prigionia, nell’agosto del 1942, Judy instaurò un forte legame con il militare Frank Williams, che la protesse condividendo con lei le già scarse razioni di cibo. In compenso, Judy riusciva spesso a distrarre le guardie del campo, rendendo la prigionia meno insopportabile.

In occasione di un trasferimento venne però impartito l’ordine tassativo di abbandonare la cagna. Per chi le doveva la vita e si era affezionato a lei, ciò era impossibile da accettare; così, a rischio di essere fucilati, addestrarono Judy a rimanere immobile all’interno di una sacca, che i prigionieri caricarono sulle spalle e imbarcarono con loro.

Ma le tribolazioni di quegli uomini non erano ancora finite. La nave giapponese che li trasportava venne infatti silurata da un sottomarino britannico: cinquecento uomini su settecento morirono in mare, mentre gli altri rimasero aggrappati ai rottami, fra cui, incredibilmente, anche Judy.

Ancora una volta Judy salvò delle vite, permettendo ai naufraghi che non sapevano nuotare di aggrapparsi a lei e conducendoli verso relitti galleggianti che potessero sostenerli.

Durante la guerra, recuperata da una petroliera giapponese, Judy rischiò di essere uccisa appena issata a bordo ma, sorprendentemente, fu proprio il comandante del campo di prigionia di Medan a intervenire, dichiarando che si trattava di un prigioniero di guerra ufficiale. Da quel momento anche Judy sarebbe stata protetta dalle convenzioni internazionali e avrebbe avuto diritto alla razione quotidiana di cibo.

Judy e Frank trascorsero gli altri tre anni nei campi di prigionia, sopravvivendo a infinite difficoltà, tra spari, morsi di alligatori e attacchi di cani selvatici. Alla resa del Giappone rientrarono insieme in Inghilterra, dove Judy e la sua storia divennero celebri.

Le venne conferita la Dickin Medal, la più alta onorificenza destinata agli animali in servizio. Judy morì poi in Tanzania, dove Frank lavorava.

I cani e la Seconda guerra mondiale: la ricerca sotto le macerie – h2

Sempre durante la Seconda guerra mondiale iniziò a farsi strada un nuovo compito per il fedele compagno a quattro zampe, che ancora oggi lo vede in servizio attivo: la ricerca dei feriti. Dopo i bombardamenti, infatti, era necessario recuperare rapidamente le persone rimaste sotto le macerie, e il tempo era fondamentale.

Le squadre di soccorso notarono che alcuni cani erano naturalmente predisposti alla ricerca e iniziarono quindi ad addestrarli in maniera sistematica, così da velocizzare i salvataggi durante le guerre.

Rip il primo cane da soccorso a ricevere la Dickin Medal

A Londra si ricorda il meticcio Rip, trovato randagio dopo un pesante bombardamento tedesco del 1940 dal soldato E. King e adottato come mascotte del suo reparto, l’Air Raid Warden, personale specializzato nell’assistenza ai civili durante i bombardamenti.

Ben presto Rip, autonomamente e senza alcun addestramento, iniziò a comportarsi come un vero cane da salvataggio in guerra: annusava e identificava le macerie sotto cui vi erano persone, diventando il primo cane da ricerca e salvataggio in servizio. Il suo lavoro istintivo lo portò, in un solo anno, a salvare più di cento vittime delle incursioni aeree tedesche.

Fu proprio Rip a spingere il governo britannico a pensare all’addestramento sistematico di cani con questo scopo. Anche lui, come Judy, ricevette la Dickin Medal, la più importante onorificenza per animali in servizio.

cani in guerra durante un salvataggio
cani della croce rossa

I cani in servizio attivo ai giorni nostri

Ancora oggi, sia in guerra che in periodi di pace i cani impiegati al servizio dell’uomo sono moltissimi: si va dal cane antidroga al cane da ricerca dei dispersi dopo i terremoti, dal cane da salvataggio in mare a quello impiegato nella pet therapy negli ospedali.

Grazie a queste straordinarie e meravigliose creature possiamo dire che la vita di noi esseri umani è certamente migliore e più sicura, non solo per la loro simpatia, ma soprattutto per la professionalità e la dedizione con cui svolgono tantissime mansioni.