C’era un tempo in cui il mito della forza aveva un volto preciso: quello di Giovanni Raicevich. Nato a Trieste nel 1881 da una famiglia di origini slave ma di fede italiana, dimostrò fin da giovanissimo una grande passione per la lotta. Dopo gli esordi come dilettante, alla fine dell’Ottocento passò al professionismo, distinguendosi ben presto per potenza e tecnica nella lotta greco-romana. Alto 172 cm, pesante oltre 100 kg, con una circonferenza toracica di 130 cm e un collo di 51 cm, Giovanni Raicevich di Trieste divenne una vera icona del tempo e venne celebrato come l’uomo più forte del mondo. Nel corso della sua carriera sportiva Giovanni Raicevich conquistò il titolo di campione europeo a Liegi nel 1905 e ottenne la medaglia d’oro ai campionati mondiali di Parigi e Milano nel 1907 e 1909. La fama di Giovanni Raicevich di Trieste divenne internazionale e, ogni volta che vinceva, pretendeva che venisse suonata la Marcia Reale Italiana: un gesto profondamente simbolico, dato che portava ancora un passaporto austriaco. Giovanni Raicevich si impose così non solo come sportivo e lottatore, ma anche come figura emblematica del movimento irredentista.

Soldato volontario nella Prima Guerra Mondiale

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, coerente con le sue idee, Giovanni Raicevich di Trieste disertò la leva austriaca e si arruolò come volontario nell’esercito italiano, nel Corpo dei ciclisti automobilisti. Prima della partenza per il fronte, il 27 maggio 1915, Giovanni Raicevich sposò la sua fidanzata Bice e “…. donò alla Patria il suo prezioso medagliere sportivo. In trincea dimostrò di essere non solo un atleta, ma anche un coraggioso soldato e un fervente patriota. Combatté su tutti i fronti più caldi: Podgora, Sabotino, Trentino, Isonzo e Piave. Fu insignito di un encomio solenne per la presa di Gorizia il 9 agosto 1916 e promosso tenente. L’anno successivo Giovanni Raicevich di Trieste fu nominato cavaliere della Corona d’Italia. Sempre in prima linea nonostante i rischi legati alla sua origine triestina, scampò per miracolo alla morte e alla cattura durante la ritirata di Caporetto. Il dolore personale segnò profondamente la sua esperienza bellica: suo fratello Massimo, anch’egli irredentista, venne catturato e morì in circostanze mai del tutto chiarite, probabilmente fucilato a Salisburgo. La liberazione di Trieste nel novembre del 1918 fu per Giovanni Raicevich la più grande vittoria, quella per cui aveva lottato tutta la vita, dentro e fuori dal ring.

Giovanni Raicevich sul grande schermo

Nel dopoguerra la sua popolarità non diminuì. Il carisma e l’imponenza fisica lo resero perfetto per il nascente mondo del cinema italiano. Apparve in diversi film tra la fine degli anni ’10 e l’inizio degli anni ’20, tra cui Maciste contro lo sceicco (dove fu protagonista) e altre pellicole ispirate al mito dell’eroe forte e giusto, in cui il pubblico ritrovava il lottatore e il suo leggendario soprannome di uomo più forte del mondo. Giovanni Raicevich giunse anche a fondare una propria casa di produzione cinematografica, dimostrando intraprendenza e visione.

Giovanni Raicevich oltre il mito del soldato lottatore

Il suo ultimo combattimento ufficiale risale al 1925. Negli anni successivi si dedicò all’insegnamento e alla formazione di nuovi atleti, divenendo tecnico della nazionale italiana di lotta fino al 1943. Quell’anno fu segnato da un altro lutto: la morte del figlio Giovanni, ufficiale medico della Regia Marina, caduto in servizio a bordo della torpediniera Calliope.

Raicevich morì nel 1957, lasciando dietro di sé un’eredità di coraggio, patriottismo e forza d’animo. Un uomo che, con il corpo e con il cuore, ha combattuto come soldato e patriota per la libertà della sua terra.